La LIS, non è una forma abbreviata di italiano o una sua trasposizione manuale, ma una lingua vera e propria, con regole grammaticali, sintattiche, morfologiche e lessicali molto precise e puntuali.

La Lingua dei Segni, da non confondere con l’abusato termine “linguaggio “dei segni, si è evoluta col passare del tempo, introducendo, proprio come l’italiano, nuovi lemmi, nuove strutture e perché no, sfumature dialettale.

La LIS permette alla persona sorda di comunicare in modo efficace, non va a sostituire il parlato ma lo implementa; per anni si è pensato che la lingua dei segni andasse a distruggere le capacità orale della persona sorda, oggi sappiamo che il segnato è un ottimo strumento, nelle mani del logopedista, per sostenere l’oralità, e spingere anche bambino e adulto al bilinguismo.

Perché un udente dovrebbe studiare la lingua dei segni?
I motivi sono tanti.
Molti si avvicinano a questa lingua affascinante per pura necessità: conoscono persone sorde o hanno un familiare che per motivi anche traumatici hanno perso l’udito. Altri per crearsi un lavoro; c’è sempre bisogno di nuovi interpreti, le occasioni culturali sono tante e la comunità sorda è sempre più spinta all’integrazione. Altra figura importante è quella dell’Assistente alla Comunicazione che aiuta il bambino sordo nell’apprendimento scolastico.

Altri ancora per timidezza, la LIS, infatti è una lingua tanto completa da mettere in gioco le capacità mimiche del soggetto, crea mezzi di interazioni nuovi e permette di superare i propri limiti personali.

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