http://www.viterbopost.it/2016/08/il-sogno-si-chiama-perche-io-segno/

 

“Tutte le storie hanno un inizio, la mia comincia con una telefonata e la voce di uno sconosciuto che esordisce dicendo “Dottoressa Cucchi è la Questura di Viterbo, dobbiamo prendere la denuncia di una ragazza sorda, può venire a farle da interprete domani?”. 

Superato lo sbigottimento iniziale ho cercato di chiarire l’equivoco, ho spiegato che lavoravo con i sordi, facevo seminari di educazione sessuale in giro per l’Italia ma non ero assolutamente interprete, e soprattutto che non tutti i “segnanti” potevano intervenire in una situazione ufficiale. Il problema rimaneva. Trovare un’interprete disponibile sull’intera provincia di Viterbo è infatti una mission impossible in tempi tanto brevi.

Da quella esperienza ho capito che la vita di un sordo è davvero dura se deve far valere i suoi diritti; ero abituata alle loro difficoltà quotidiane, condivido le mie giornate con Federica, che è sorda da quando aveva un anno di vita ma fin lì non avevo mai visto da vicino necessità giudiziarie.

Così ci siamo guardate e la decisione era presa, piccola conversazione concitata in Lis, occhi sgranati dei clienti del bar San Marco, attiriamo sempre un pochino d’attenzione, e le basi dell’associazione culturale erano gettate.

A tre mesi da quella telefonata abbiamo un nome, “Perché io Segno”, e stiamo per avviare i corsi che formeranno i futuri interpreti ed assistenti alla comunicazione. È dura, la burocrazia è tanta, ma siamo fiduciose che in tempi brevi avremo tante mani in giro che esprimeranno concetti forti e aiuteranno chi purtroppo non può avvalersi dell’udito.

Se qualcuno volesse intraprendere questo percorso o semplicemente avesse voglia di conoscere una lingua nuova e affascinante ci contatti: percheiosegno@gmail.com”

Questa è la storia di Raffaella Ludovica Cucchi e di Federica Miralli.

Share
en_USEnglish
it_ITItaliano en_USEnglish
Skip to toolbar